L’arte della gioia, de Goliarda Sapienza

Lecture par Camilla Lopez
Durée: 06:09 min.

Da quella notte stessa mi misi al lavoro. Dovevo fare presto, perché Mimmo aveva grande capacità di convincere ricchi e poveri, donne e uomini, animali e diavoli, come diceva suor Teresa.

La sega era stato facile trovarla nello stanzino degli attrezzi dietro le cucine. Ce n’erano di ogni forma e misura. E dopo aver ingoiato quel pane e latte molle e senza sapore, fra tutti quei visi bianchi flaccidi, e sfido! Che altro colore potevano prendere quelle future spose di Dio?, invece di andare a letto aspettavo che tutte le porte fossero chiuse per scivolare fuori. Strisciando lungo i muri – conoscevo ogni pietra di quei corridoi e angoli e porte – salivo su, verso quel buio fresco, ma più nero ancora del nero delle scale. Per fortuna non c’erano né la luna né le stelle. Da giorni e giorni la mattina c’era il sole, ma dal tramonto all’alba una nuvolaglia compatta scendeva a coprire il firmamento di madre Leonora. Lei se ne lamentava. Non era stagione di nuvole, ma per me era un segno che dovevo agire, o segare, come volete. Per molte notti segai sino all’alba protetta da quella nuvolaglia fino alle prime luci del giorno. Segai in quattro punti, i quattro punti che sostenevano il peso del cannocchiale. Fatto il lavoro, sfinita – erano giorni e giorni che non dormivo -, mi buttai sul letto felice. Finalmente potevo dormire. Ormai non c’era che aspettare il sereno.

Ma stranamente, forse perché avevo preso l’abitudine di dormire poco o niente, o per l’ansia che la balaustra venisse sostituita, non potei più chiudere occhio. Mi addormentavo ma subito mi svegliavo con l’idea fissa di sorvegliare la balaustra. Il sereno non veniva. Anche di giorno, ora, pioveva.

«Che disgrazia, principessa, proprio quest’anno che la natura prometteva un grande raccolto! Un tempaccio che non si ricorda a memoria d’uomo in questi paraggi. Tutto quel ben di Dio di frumento e di fieno andranno in malora se continua così». Con Mimmo pregavo anch’io che venisse il sereno, perché anche il mio grano sarebbe andato in malora e il fieno marcito se continuava così.

Non c’era niente da fare. La notte, aggrappata alle sbarre, quasi piangevo dalla rabbia Non una stella si mostrava, né un alito di vento, scuoteva quella massa scura e densa. Sfinita mi buttai sul letto. Che marcisse tutto, grano e segala e fieno. Quella notte avrei dormito. Non ne potevo più. E dormii di un sonno così profondo che, a quello che mi dissero dopo, solo gli schiaffi di suor Costanza – non perdeva un’occasione – riuscirono a svegliarmi. Urli, pianti, porte che sbattevano dietro i tonfi della campana impazzita, mi trascinarono giù dal letto terrorizzata, pensai: il terremoto!

  • Peggio, figlia! Peggio! Vieni, vieni nella cappella, manchi solo tu. Siamo tutte nella cappella a pregare. Madre Leonora è precipitata dalla torretta! Chi se l’aspettava?

Mai avevo sentito tanta gioia nella voce addolorata di suor Costanza.

  • Chi se l’aspettava che sarebbe salita al suo osservatorio! Tutta la notte non ha fatto che lampeggiare e tuonare. Chi se l’aspettava! Vieni, su vieni! Mimmo l’ha ricomposta come ha potuto; è lui che ha sentito il grido. Vieni nella cappella a vederla per l’ultima volta e a vegliare su di lei!

Vegliare, io? Tutta la notte e forse anche la mattina dopo, col sonno arretrato che avevo? Non ci pensavo nemmeno.

  • Su, figlia, su, non stare lì imbambolata. Certo, capisco il tuo stato d’animo, tu sei la più colpita da questa disgrazia. Tanto le eri devota e tanto lei ti voleva bene! Ma fatti animo, accetta questa grande prova che Dio ti manda.

Dunque, se io ero la più colpita potevo benissimo svenire dal dolore e sottrarmi così a quella prova che loro mi volevano infliggere. E caddi come corpo morto cade, dice il poeta e maestro di vita. E non ci fu modo di svegliarmi, né quella notte, né l’indomani.

 

1 Comment on L’arte della gioia, de Goliarda Sapienza

  1. Carlo Maria Vadim // 2 mars 2019 à 19:37 // Réponse

    Ottima proposta. Di Goliarda Sapienza avevo letto la raccolta di racconti postuma “Destino coatto” che mi aveva fatto conoscere una scrittrice di grandissimo spessore. Ora, grazie anche a voi, non posso non leggere “L’arte della gioia”. Nella mia città c’è la Biblioteca delle Donne, là lo trovo senz’altro. Grazie!

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