Sorelle Materassi. De Aldo Palazzeschi

Lecture par Gianni De Berardinis
Durée: 3:46 min.

Per coloro che non conoscono Firenze o la conoscono poco, alla sfuggita
e di passaggio, dirò com’ella sia una città molto graziosa e bella circondata strettamente da colline armoniosissime. Questo strettamente non lasci supporre che il povero cittadino debba rizzare il naso per vedere il cielo come di fondo a un pozzo, bene il contrario, e vi aggiungerò un dolcemente che mi pare tanto appropriato, giacché le colline vi scendono digradando, dalle più alte che si chiamano monti addirittura e si avvicinano ai mille metri d’altezza, fino a quelle lievi e bizzarre di cento metri o cinquanta. Dirò anzi che da un lato soltanto e per un tratto breve, la collina rasentando la città la sovrasta a picco, formandoci un verone al quale con impareggiabile gusto ci possiamo affacciare. Lassù si accede per mezzo di scalinate:

per le scalèe che si fèro ad etade
ch’era sicuro ‘l quademo e la doga.

Se qualcheduno non avesse capito giova spiegare che questo modo originale di trattare di falsari e ladri i propri contemporanei è anch’esso all’uso fiorentino e noi, che mai ci assumeremmo l’audacia di contraddire il divino maestro, ammettiamo che lo fossero e tiriamo avanti. Scalinate, dunque, o strade così ripide il cui nome basta a rivelarne il carattere: Costa Scarpuccia, Erta Canina, Rampe di San Niccolò… La collina sovrastante è quella parte del Viale dei Colli fino al Piazzale Michelangiolo e che molti, pur non avendo visto avran sentito nominare, o si saranno immaginato attraverso testimonianza di fotografie stampe e cartoline.
Per tale fatto dunque, corrono fra le città e le sue colline zone di pianura più o meno vaste che possono separarla da esse per due o tre chilometri, talvolta meno, talvolta oltre questo confine.
Ho detto armoniosissime, giacché la cosa che salta agli occhi dello spettatore anche distratto, mediocre o indifferente, è la linea di essa che veduta una volta non sarà facile cancellare dal ricordo; producendosi tale armonia dalle irregolarità più impreviste, come soltanto il caso può architettare; intendendo accreditare quel significato alto, un profumo quasi direi di miracolo e di mistero, con cui viene pronunziata da noi questa parola; e volendo esprimere, per maggiore chiarezza, che quando è precisamente il caso che fa l’architetto, tutti gli architetti della terra rimangono a guardare. Irregolarità impreviste alle quali nessuno saprebbe suggerire una correzione, aggiungere qualcosa o levare; che non cade mai nel fosco, nell’orrido, nel romantico, sensuale o nostalgico, mantenendo un’intonazione luminosa e chiara di signorilità e di eleganza, di civile bellezza.

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