Il Serpente, de Luigi Malerba

Lecture par Cinzia Dezi
Durée: 4:03 min.

Tutti al mare, diceva il giornale. Andavo al mare, mi annoiavo, non capivo che mi annoiavo, continuavo ad andarci. Credevo di divertirmi. Mi alzavo ogni domenica verso le otto del mattino, mettevo in macchina l’accappatoio, il costume, il flacone di ambra solare contro le scottature e via di corsa prima che il traffico si intasasse, ma lo trovavo intasato lo stesso giù alla Stazione di Trastevere, dalla Circonvallazione Gianicolense. Ci voleva una mezz’ora per passare sotto il ponte della ferrovia. Io chiudevo tutti i finestrini per non respirare la nafta delle altre macchine e allora scoppiavo dal caldo, aprivo e respiravo la nafta. In quella zona l’aria è già avvelenata per conto suo dallo stabilimento della Purfina che emana veleni. I miei vicini dentro le loro automobili mi sembravano tutti contenti e a me fa piacere trovarmi in mezzo a gente contenta perché sono sicuro che non ce l’ha con me. Tutti al mare, diceva il giornale.

All’ingresso dell’autostrada giù a San Paolo bisognava perdere altri dieci minuti e poi via di corsa verso la spiaggia. Le macchine corrono tutte per un verso, quale più quale meno veloce. Bisogna fare attenzione, tenere un occhio alle righe (righe semplici, righe doppie, righe tratteggiate), un occhio alle macchine davanti se mettono la freccia, se puoi superare o no, un occhio allo specchietto retrovisore, un occhio alla Polizia Stradale che si apposta dietro i piloni dei sottopassaggi, dietro le curve e qualche volta dietro i grandi cespugli di oleandro. È una gran corsa a chi arriva prima, una competizione, una corrida. Qualcuno muore schiacciato.

Correvo anch’io verso Ostia con la mia Seicento multipla, il mio accappatoio sul sedile, il costume e il flacone dell’ambra solare. Attento a non schiacciare i pedoni, mi dicevo arrivando a Ostia. Sbucavano fuori nudi come vermi, scalzi, abbronzati, pelosi. Se schiacci un pedone addio divertimento, credi di aver schiacciato uno qualsiasi solo per il fatto che è nudo, e invece hai schiacciato un padre di sei figli, un Industriale, un Finanziere, un Capodivisione, un personaggio che vale milioni e milioni come è capitato a quel tale che ha schiacciato un Ingegnere e non si vedeva che era un Ingegnere perché era nudo. È successo otto anni fa proprio sul Lungomare e sta ancora pagando, dovrà pagare non si sa per quanti anni.

Sulla spiaggia il caldo era fuori dall’ordinario. Non soltanto il sole dall’alto, ma anche la sabbia infuocata dal basso. Mi mettevo lì al sole, ogni tanto mi davo una spruzzata con l’ambra solare, facevo finta di dormire ma dietro gli occhiali neri vedevo tutto. Gambe sopra gambe, braccia piedi teste, eccetera. Gli uomini uscivano dall’acqua tutti bagnati e si rotolavano nella sabbia come porci, con la sabbia che si attaccava alla pelle, poi correvano sotto la doccia e la sabbia andava via. Di nuovo sulla sabbia, come porci. Un viavai, un impazzimento. Dietro gli occhiali mi colava il sudore negli occhi e allora non vedevo più niente.

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