Dany, de Raffaello Baldini

Lecture par Debora Pradarelli
Durée: 14:06 min.

Nessuno ci crede, non è da credere, lo so,
ma non c’è stato niente, eravamo innamorati,
innamorati e basta,
non ci credevo neanch’io all’inizio,
quando ho visto quel foglietto, lei ogni tanto,
quando usciva,
lasciava un foglietto, sono in Comune,
sono andata alla banca, torno subito,
e la firma Daniela, ma quella volta
aveva firmato Dany, ho letto, ho riletto,
Dany, e ho capito,
che non era mai venuta detta una parola,
ecco, solo delle occhiate,
capitava che ci guardavamo negli occhi,
in silenzio, poi niente, come niente, avanti a parlare,
cartelloni, Siae, borderdò,
Agis, che poi parlavo sempre io,
lei stava a sentire,

era anche un po’ che m’ero ripreso,
perché avevo avuto un momento,
volevo chiudere, m’ero stufato, il cinema,
cosa faccio qui? non viene più nessuno, la gente
è tutta televisione, mangiano, bevono,
si alzano, vanno a pisciare, cambiano canale,
poi hanno ricominciato,
la gente, sono delle ubriacature,
in tutte le cose,
poi basta, vogliono cambiare, e io, anch’io,
poltrone, dolby stereo, ho cambiato tutto,
solo prime visioni,
come a Rimini, a Cesena, se no non vengono,

e la Daniela, è stata sua zia
che me n’ha parlato, e io, orca, una ragazza,
a fare i biglietti, diglielo, se s’accontenta,
lo stipendio non sarà un gran che, però
il cinema sempre gratis,
e due giorni dopo è venuta lei, la Daniela,
ci siamo messi d’accordo, la sera a fare i biglietti,
la mattina in ufficio,
ma ha imparato subito, era brava,
anche bella,
d’una bellezza come fosse una forestiera,
poi aveva un modo, in tutte le cose, lei,
la guardavi, ti passava il nervoso,
e dopo, così,
sono passati i giorni, sono passate le settimane, io,
non so neanch’io, non vedevo l’ora,
mattina e sera, d’andare a lavorare,
di stare con lei, di parlare,
che mi davo del balordo, dài, che hai un figlio,
di ventisei anni, lei quanti ne ha? ventiquattro,
cosa vuoi? che poi io, in fondo, non volevo niente,
non ci pensavo, o forse no, ci pensavo,
ma come a una cosa che non può essere, invece,
perché io non sono antipatico, ogni tanto
qualche battuta, lei, anche lei mi faceva
i suoi racconti, mi domandava delle cose,
io e lei, in ufficio, sempre soli,
e quella voce, anche la voce,
che io sono un caciarone, lei parlava
come in un sussurro,
e quel rossetto senza colore, quelle labbra
che lucevano, e quel giorno quando ho letto Dany,
ho aspettato lì, lei è tornata verso le undici,
ha cercato fra le lettere, è venuta a farmi vedere
delle carte, c’era anche un telegramma,
diceva, mi ricordo, «Quelli della Fox…»
mi era lì davanti, mi apriva
tutte queste carte, e io le ho preso una mano,
poi l’altra mano, e stavamo lì, zitti,
lei in piedi, io seduto, non m’arrischiavo
ad alzarmi, avevo paura, non di lei, di me,
poi l’ho lasciata, e lei è rimasta lì,
«Dunque, dicevo, quelli della Fox…»
allora mi sono alzato: «Fai tu, fai tu
con quelli della Fox», poi ho allungato una mano,
lei sempre lì, le ho fatto una carezza,
è stato un momento, non me lo scorderò mai,
come se sentissi il profumo di una rosa,
«Fai tutto tu, mi fido, tu ti fidi
Di me?», ha fatto di sì, ma non si muoveva,

eravamo lì in piedi, io di qua, lei di là,
ho provato a ridere,
lei non rideva, abbiamo allungato il collo tutt’e due,
abbiamo dovuto anche allungare le labbra
per un bacio, un bacio da niente, come due bambini,
poi siamo rimasti lì, io di qua, lei di là,
io mi sentivo come perso, non ci credevo,
a lei le lucevano gli occhi, ho provato a ridere
di nuovo, ho detto: «Ce li ricorderemo»,
a mezza voce, «quelli della Fox»,
e lei, le è venuto da ridere anche a lei,
perché i baci, con mia moglie non ci baciamo più,
sono anni, sì, facciamo all’amore,
ma i baci come quando eravamo giovani, no,
e con la Daniela è stato come svegliarsi
una mattina presto, che apri la finestra,
e fuori è un altro mondo, dei baci da piangere,
baci, stare vicini, un braccio attorno alla vita
o sulle spalle, era gennaio, ogni tanto
un pomeriggio col sole
andavamo giù al mare,
delle passeggiate, da soli, non a Rimini,
che è sempre pieno di gente,
fra Igea e Torre Pedrera, alle colonie,
sulla spiaggia, camminavamo, stavamo stretti,
ci tenevamo per mano,
scherzavamo con le onde,
e la sera, a casa, solo,
dopo il cinema, gli altri erano andati a letto tutti,
seduto davanti alla televisione
spenta, dicevo tra me: sono innamorato,
che mi ero dimenticato,
era come una febbre, non stavo bene
se non c’era lei, lei, sempre lei, solo lei,
le facevo dei regali,
mi rimproverava: «Non devi, ma mi piace»,
me li faceva anche lei, «E allora tu?»,
mi regalava delle cravatte, «Questo
non è un regalo, è una cosa per me,
per figurare bene,
tu di cravatte non capisci niente»,

no, non si può raccontare, è stata una cosa,
ci pareva come fossimo soli,
la gente, delle occhiate,
perché lo sapevano tutti,
anche se non ci facevamo mai vedere insieme,
sempre più soli,
ma non c’importava niente, eravamo matti,
ecco, no, solo per i miei,
mi dispiaceva per i miei, anche se a casa
non diceva niente nessuno, c’erano delle sere
che mangiavamo in silenzio, anche mia moglie,
la Rossana, mai che m’abbia detto niente,
che era peggio che parlare,

invece la Daniela,
sua madre, c’incontravamo per strada,
faceva finta di non vedermi, e in casa
tutto il giorno un litigare, «Non ti vergogni?
che è un uomo sposato? che è vecchio?»,
ma vergognarsi di che? che eravamo bravi,
carezze, baci, troppo bravi,
abbracciati stretti, poi niente, fermarsi lì,
che c’era da diventare matti,
un giorno m’ha detto: «Forse
non ti piaccio abbastanza?»,
«Mi piaci troppo», «O è perché sono vergine?»,
io avevo moglie e figli, ma come si fa
a dirle certe cose? e c’era anche
un altro perché, vado a messa io,
ci credo, non sono un bigotto, ma ci credo davvero,
e dentro di me era una guerra, dicevo:
non si può andare avanti così,
sempre come due bambini, non si può, e allora
dove andiamo? a marina
c’erano tanti di quegli alberghi aperti, andiamo
in un albergo? come due ladri,
in un albergo si va per fare solo quello, ma io
non volevo un’amante,
volevo la Daniela,
faccio ridere? è da ridere?

e un giorno, questa è ancora più da ridere,
un pomeriggio sono andato a parlare con don Angelo,
nella sacrestia, un freddo,
volevo parlare, non era una confessione,
«Don Angelo, a me mi succede», «Lo so»,
«Allora se lo sa», «Dimmelo te»,
«Non m’era mai successo, io, è una roba»,
«Non è una bella roba se sei qui»,
«Lo so, però», «Allora se lo sai»,
«Sì, ma è una roba, lei non può capire»,
«È peccato, è una roba che è peccato»,
«Ho capito, ma se due sono innamorati,
chi è che ne ha colpa?», «Ne ha colpa tuo figlio?
tua moglie ne ha colpa? che non vieni mai,
e dài dei film», «Don Angelo, io do
i film che vuole la gente, oggi è così,
non li faccio io», «Sì, ma è tutto un insieme»,
«Scusi, no, il mio, il nostro, è un sentimento»,
«È peccato!», «È peccato non far niente?
Don Angelo, non facciamo niente, su, quasi niente»,
«Ma basta l’intenzione,
il pensiero, è che non preghi, tu, prega!»,

e io ho pregato, e un giorno lei mi ha detto,
eravamo lì in ufficio: «È un po’ che sono
sempre stanca, cosa sarà?», «Vuoi prenderti
qualche giorno di ferie?»,
«No, questa è una stanchezza,
che non sto bene», «È aprile,
la mezza stagione, può succedere,
vai dal dottore
che ti segna un bel ricostituente»,
è andata dal dottore, esami, esami,
a Rimini, poi a Bologna, ed è venuto fuori
un male fulminante,
senza speranza, ma non c’è qualcosa?
no, non c’è niente, e m’è caduto il mondo addosso,

non potevo neanche andarla a trovare,
non potevo, a casa, con sua madre,
come fai? suoni, sono io, lei cosa vuole?
andavo da solo su per il Passeggio,
pensavo, parlavo da solo,
perché gli altri, anche gli amici,
puoi parlare quanto vuoi, sono solo parole,
invece quello che hai dentro,
e poi una sera,
finito il cinema, che non me l’aspettavo,
andavo a casa, in piazza m’è venuta incontro
sua madre: «La Daniela la vuol vedere»,
io ho fatto di sì con la testa e l’ho seguita,
ha aperto, due rami di scale,
tremavo, e l’ho vista,
il cuscino bianco e tutti quei capelli neri,
e quegli occhi, ha allungato le mani, io le ho prese,
le ho tenute strette, sua madre è uscita,
ho chiuso la porta, un bacio,
e non dicevamo ancora niente, però lo sapevamo,
questa è l’ultima volta che ci vediamo,
ma la notte è lunga, ci possiamo dire
tante di quelle cose,
che poi io non stavo quasi a sentire
quello che mi diceva, mi volevo tenere in mente
la sua voce, una voce, l’ho già detto,
è lo stesso, lo ripeto, era una voce
d’una dolcezza,
e cinque giorni dopo è morta,
al funerale non sono andato, anche per i miei,
però vado al cimitero,
le piacevano i garofani, gliene porto
uno, rosso, lo metto lì, di traverso, per terra,
e poi viene sua madre e lo butta via,
io torno e ce ne metto un altro, ma non è
che m’importa del garofano,
io, è lei che non c’è più, che passa il tempo,
che si allontana, quella bocca, quegli occhi, quelle mani,
che è sempre più lontana,
delle volte dico: Daniela,
non nel pensiero, lo dico,
sottovoce, quando sono solo,
Daniela, Dany, mi è rimasto solo il suo nome,
poi penso anche quando morirò io,
e di noi due, che ci pareva d’essere il mondo,
di tutto il bene che ci siamo voluti,
che non potevamo stare un’ora senza vederci,
non resterà niente,

e prego, prego, che sono le preghiere che si dicono,
che dicono tutti, che si son sempre dette, invece
a me m’è successa una cosa,
e non c’è nelle preghiere quello che vorrei dire,
quello, io, che m’è successo, da raccontarlo
al Signore, dirglielo, io,
che il Signore sa tutto, lo so, ma io,
mi deve stare a sentire anche a me,
perché, sì, avremo sbagliato,
ma una condanna a morte,
che il nostro, questo lo posso dire, non era vizio,
era amore, perché lei era bella,
essere bella, la bellezza non vuol dir niente?
è una cosa cattiva? era cattiva,
lei? non lo so, e cattivo anch’io?

ma nessuno mi risponde,
il Signore sta zitto, parlo solo io,
e io gli vorrei anche dire un’altra cosa,
che mi vergogno, sì, però la dico lo stesso,
io sono stato un po’ vigliacco,
non volevo far del male, ma ho fatto del bene?
non ho fatto niente, sono stato meschino,
ho sbagliato e sbaglio ancora,
perché io adesso dovrei essere pentito,
ma per me è stata una cosa, anche se ai miei
gli voglio bene, non gli ho mai fatto mancare niente,
anche alla Rossana, ma mi sono trovato,
non c’è stato niente da fare,
lo dico in senso buono,
non c’è stata malizia,
e adesso per me
dovrebbe essere stata una brutta cosa, io
dovrei cancellare tutto,
non pensarci più, la Daniela dimenticarmela,
è questo il pentimento, però non sono pronto,
è ancora presto, non posso,
posso domandare perdono, domando perdono,
prego, ma come faccio
a pentirmi, che sono ancora innamorato?

 

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