Ragazzi di vita, de Pier Paolo Pasolini

Lecture par Matteo Girardi
Durée: 04:52 min.

Il Riccetto continuava a starsene disteso, senza dar retta ai nuovi venuti, ammusato, sul fondo allagato della barca, con la testa appena fuori dal bordo: e continuava sempre a far finta di essere al largo, fuori dalla vista della terraferma. «Ecco li pirata!» gridava con le mani a imbuto sulla sua vecchia faccia di ladro uno dei trasteverini, in piedi in pizzo alla barca: gli altri continuavano scatenati a cantare. A un tratto il Riccetto si rivoltò su un gomito, per osservare meglio qualcosa che aveva attratto la sua attenzione, sul pelo dell’acqua, presso la riva, quasi sotto le arcate di Ponte Sisto. Non riusciva a capir bene che fosse. L’acqua tremolava, in quel punto, facendo tanti piccoli cerchi come se fosse sciacquata da una mano: e difatti nel centro vi si scorgeva come un piccolo straccio nero.

«Che d’è,» disse allora rizzandosi in piedi il Riccetto. Tutti guardarono da quella parte, nello specchio d’acqua quasi ferma, sotto l’ultima arcata. «È na rondine, vaffan…,» disse Marcello. Ce n’erano tante di rondinelle, che volavano rasente i muraglioni, sotto gli archi del ponte, sul fiume aperto, sfiorando l’acqua con il petto. La corrente aveva ritrascinato un poco la barca indietro, e si vide infatti ch’era proprio una rondinella che stava affogando. Sbatteva le ali, zompava. Il Riccetto era in ginocchioni sull’orlo della barca, tutto proteso in avanti. «A stronzo, nun vedi che ce fai rovescià?» gli disse Agnolo. «An vedi,» gridava il Riccetto, «affoga!»

Quello dei trasteverini che remava restò coi remi alzati sull’acqua e la corrente spingeva piano la barca indietro verso il punto dove la rondine si stava sbattendo. Però dopo un po’ perdette la pazienza e ricominciò a remare. «Aòh, a moro,» gli gridò il Riccetto puntandogli contro la mano, «chi t’ha detto de remà?» L’altro fece schioccare la lingua con disprezzo e il più grosso disse: «E che te frega». Il Riccetto guardò verso la rondine, che si agitava ancora, a scatti, facendo frullare di botto le ali. Poi senza dir niente si buttò in acqua e cominciò a nuotare verso di lei. Gli altri si misero a gridargli dietro e a ridere: ma quello dei remi continuava a remare contro corrente, dalla parte opposta. Il Riccetto s’allontanava, trascinato forte dall’acqua: lo videro che rimpiccioliva, che arrivava a bracciate fin vicino alla rondine, sullo specchio d’acqua stagnante, e che tentava d’acchiapparla. «A Riccettooo,» gridava Marcello con quanto fiato aveva in gola, «perché nun la piji?» Il Riccetto dovette sentirlo, perché si udì appena la sua voce che gridava: «Me pùncica!» «Li mortacci tua,» gridò ridendo Marcello. Il Riccetto cercava di acchiappare la rondine, che gli scappava sbattendo le ali e tutti due ormai erano trascinati verso il pilone dalla corrente che lì sotto si faceva forte e piena di mulinelli. «A Riccetto,» gridarono i compagni della barca, «e lassala perde!» Ma in quel momento il Riccetto s’era deciso ad acchiapparla e nuotava con una mano verso la riva. «Tornamo indietro, daje,» disse Marcello a quello che remava. Girarono. Il Riccetto li aspettava seduto sull’erba sporca della riva, con la rondine tra le mani, «E che l’hai sarvata a ffà,» gli disse Marcello, «era così bello vedella che se moriva!» Il Riccetto non gli rispose subito, «È tutta fracica,» disse dopo un po’, «aspettamo che s’asciughi!» Ci volle poco perché s’asciugasse: dopo cinque minuti era là che rivolava tra le compagne, sopra il Tevere, e il Riccetto ormai non la distingueva più dalle altre.

 

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